Archivio articoli

Ufficiale la nuova composizione del Monte dei Paschi di Siena.

Da ieri la Banca più antica del mondo è controllata con il 53,4% dallo Stato, dopo la definitiva autorizzazione della Banca Centrale Europea.

Il comunicato stampa pubblicato ieri sul sito della Mps, rimanda ai decreti del Mef (Ministero dell’Economia e Finanze) pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 28 luglio scorso con cui sono stati previsti “Interventi di rafforzamento patrimoniale della Banca Monte dei Paschi di Siena”. Tabella_85-bis_RE_Comunicato_di_variazione_del_capitale-MPS.pdf

Ufficiale quindi la nuova composizione sociale a seguito della conversione in azioni dei 3,85 miliardi versati dal Tesoro, sicchè la ricapitalizzazione precauzionale ammonta a circa 8,3 miliardi considerati gli ulteriori 4,473 miliardi del burden-sharing degli obbligazionisti subordinati.

Il capitale sociale attuale di Banca Monte dei Paschi e’ pari a circa 15,7 miliardi. La composizione è così riassumibile: il 53,4% della banca è dello Stato, il 44,6 % dei titolari delle azioni subordinate convertite in azioni ed il residuale 2% dei vecchi azionisti.

Questa nuova composizione del capitale comunicata il 10.8.17 dal Mps potrà subire una ulteriore variazione quest’autunno quando è prevista l’offerta di cessione delle azioni da parte degli investitori retail a fronte di strumenti finanziari più garantiti, al punto che la partecipazione dello Stato potrebbe raggiungere quota 70%.

Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28.07.2017

Potrebbe interessarti anche

Deposito bilanci in sede pre fallimentare. Mancata indicazione di crediti non contestati – Inattendibilità – Legittimità della dichiarazione di Fallimento.

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 08 febbraio 2018, n. 3077. I BILANCI DEPOSITATI IN SEDE PREFALLIMENTARE NON COSTITUISCONO PROVA LEGALE DELL’ASSENZA DEI REQUISITI DI NON FALLIBILITA’ EX ART 1 L.F. In sede pre – fallimentare, ove si intenda dimostrare l’assenza dei requisiti di fallibilità ai sensi dell’art.1  co. 2 L. f., i bilanci depositati dalla […]

La domanda di risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 96, comma 2, c.p.c., per aver intrapreso o compiuto l’esecuzione forzata senza la normale prudenza deve essere proposta, di regola, in sede di cognizione, ossia nel giudizio in cui si è formato o deve divenire definitivo il titolo esecutivo.

Le Sezioni Unite, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto nell’interesse della legge, ex art. 363, comma 3, c.p.c.: L’istanza con la quale si chieda il risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 96, comma 2, c.p.c., per aver intrapreso o compiuto l’esecuzione forzata senza la normale prudenza, […]